Le Città, nel Tempo, assumono le caratteristiche che la storia, la collocazione, i conflitti, la laboriosità dei suoi abitanti conferiscono loro. Così capita che, in base alla semplice conformazione del territorio, esse esprimano peculiarità che si rafforzano in alcune epoche, per poi perderle in altre in base all’andamento dei mercati o alle scelte più o meno avvedute dell’economia.

A Como negli anni sessanta del novecento, quando la produzione e la coltivazione del baco da seta erano già tramontate, l’industria del tessile occupava un posto di prima fila non solo a livello nazionale. Dipendeva molto dalla sua collocazione geografica, dai corsi d’acqua in particolare per le tessiture, dall’industriosità di molti imprenditori, dalla presenza di una mano d’opera piuttosto specializzata e, allora unica nella realtà del Paese, di una formazione scolastica specifica. L’indotto era a tale livello che divenne un valore aggiunto da spendere al di là della specificità industriale italiana.

In quegli anni l’artigianato fiorito intorno all’industria della seta contava quasi trecento studi grandi e piccoli di disegnatori per tessuti ed altrettanti, se non di più, di lucidisti e messincartisti. Si sviluppò una capacità progettuale ed artistica tale da primeggiare a livello internazionale, in grado, per almeno due decenni, di influenzare il mondo della moda. Ancora non erano nate la tecnologia computerizzata del disegno e la stampa inkjet che, come tutte le innovazioni,erano destinate a sconvolgere il mercato negli anni a venire. Comunque sia, il nuovo sarebbe cresciuto soltanto (e, paradossalmente, a discapito) grazie all’alta professionalità acquisita nel campo artigianale ed artistico di quegli anni.

Non è qui il caso di aprire disquisizioni di carattere socio-logico ed economico, tuttavia quegli anni furono prodromi della formazione, del tutto peculiare, di molti artisti comaschi. La commistione era duplice: artisti locali (Badiali, Rho, Molteni, Gabaglio,solo per citarne alcuni) si cimentarono nel disegno per tessuti, mentre disegnatori si ‘facevano le ossa’ per entrare nelle fila dei produttori d’arte.

Il fenomeno ai giorni nostri è certamente ridimensionato,tuttavia gli espositori che oggi sono raggruppati in questo evento,sono stati tutti figli di questo dualismo, e in qualche caso lo sono tutt’ora.

“ModArt, dalla Moda all’Arte”, in sintesi è tutto questo,una rassegna di artisti che provengono da quell’artigianato, che da esso hanno tratto ispirazione per andare oltre, per dare alla loro ricerca personale uno scopo diverso, o più alto. Non a caso sono figli non tanto della stessa materia, ma, quasi tutti, dello stesso periodo.Gli anni più proficui dell’industria tessile e dell’artigianato fioriti in-torno ad essa ci hanno dato qualcosa che va oltre al ricordo di un’e-poca particolarmente ricca, regalandoci espressioni artistiche di alto livello e di grande varietà.

Questa mostra non è un’operazione di recupero della creatività di un periodo, ma la consacrazione di una simbiosi che, in questa Città e nel Tempo, ci ha dato figure che hanno saputo farsi strada, partendo dalla modestia di un artigianato che si è evoluto con le molteplici sfaccettature dell’arte.

V. B.